pulce non c'è manifesto

“Pulce non c’è”

di Giuseppe Bonito

tratto dal libro “Pulce non c’è” di Gaia Rayneri

in proiezione il 21/04/2016 alle ore 21.00

CENTRO CINEMATOGRAFICO L’INCONTRO

VIA BENDINI 11 – COLLEGNO (TO)

Pulce ha nove anni, il naso a patata e un bel sorriso; due occhioni grandissimi che quando ti guarda sembra che ti trapassino da una parte all’altra; beve solo il tamarindo Bulbul che arriva dalla Tunisia;  va pazza per i grissini rubatà e per la focaccia al sesamo; vive in simbiosi con il suo pupazzo di panda regalato dal WWF; ascolta le suites per violoncello di Bach; fa sculture con il pecorino e va pazza per le persone arrabbiate.  Pulce comunica, ma non sa parlare, ma questo non significa che non abbia niente da dire…; Pulce cammina ma non sa correre; Pulce ha dei giocattoli ma non sa giocare;  Pulce mangia ma non sa farsi da mangiare; beve, ma non sa versare il tamarindo nel bicchiere…;  Pulce a volte piange ma non sa dire che è triste; anzi, a volte sembra che non sappia nemmeno piangere, perché lo fa in modo che non le scendono le lacrime, ma le piange solo la faccia. E’ difficile da spiegare, comunque non è molto importante, perché piange poco.       Pulce è affetta da Encefalopatia epilettogena da sofferenza feto-connatale con ritardo mentale grave e disturbo pervasivo dello sviluppo che rientra nelle patologie dello spettro autistico: in sintesi estrema, Pulce è una bambina autistica.

Pulce non sa scrivere ma comunica con un metodo speciale, la “comunicazione facilitata”, ma questo metodo non è proprio che funzioni benissimo e per metterlo in pratica c’è sempre bisogno di qualcuno che, mentre Pulce scrive, le tiene una mano sul polso… Il soggetto che scrive “facilitato”, viene influenzato involontariamente da chi lo guida, di fatto molto spesso gli scritti del facilitato sono pensieri del facilitatore…                Dagli stentati messaggi che possono dare l’illusione della comunicazione, possono nascere infiniti equivoci, possono venire fuori cose mai dette né pensate, possono nascere storie tragiche come questa….

Quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola, Pulce non c’è

«Provvedimenti superiori» hanno deciso che loro non sono più dei buoni genitori, e Pulce è stata strappata alla sua famiglia e portata nella comunità “Giorni Felici” (anche il nome grida vendetta…) gestita dai servizi sociali.  La mamma Anita e la sorella Giovanna possono farle visita una volta alla settimana, «sotto lo sguardo soldato di un’educatrice». Papà Gualtiero, invece, sua figlia non può vederla, perché su di lui grava la mostruosa accusa di aver ripetutamente abusato sessualmente di Pulce e della sorella più grande..

È così la famiglia Camurati inizia un incubo giudiziario e un calvario che dureranno nove mesi, nove mesi  di estenuanti ed avvilenti confronti con dottori, avvocati, giudici ed assistenti sociali al fine di scoprire come sono realmente avvenuti i fatti, nove mesi di disperazione,  esasperazione, rabbia, sconvolgimento psicologico ed emotivo che rischia di minare i rapporti all’interno della famiglia finchè il caso non verrà definitivamente risolto e il tragico equivoco verrà alla luce:  era stato un enorme abbaglio.

La voglia di Kalasnikov, come dice nonno Vittorio, è molto forte in vicende come questa, anche perché la famiglia Camurati è costretta a scontrarsi con la rigidità, l’arroganza e la palese inadeguatezza di istituzioni che, a più livelli, non sanno sostenere e comprendere la malattia per scarsa preparazione, ignoranza, indifferenza, totale mancanza di tatto.

Con grande facilità scivolano nell’abuso partendo dal presupposto di evitarlo.

Quando si soffre per un figlio handicappato si pensa di aver già dato, quanto a dose di sfortuna nella vita, e uno non si aspetta proprio di essere anche incriminato per pedofilia.   Ma ci si riprende da vicende di questo tipo?

Alla proiezione del film sarà presente Gaia Rayneri che a fine del film risponderà a eventuali domande.

pulce non c'è il libro

IL LIBRO

Gaia Rayneri, “Pulce non c’è”

Giulio Einaudi Editore

Torino 2009, I coralli, pp. VIII-228

Giovanna, la sorella di Pulce, ha solo tredici anni quando comincia questa «storiaccia» e ne ha una ventina quando decide di raccontarla in un libro. È una ragazzina curiosa, con qualche tic nervoso e un gruppetto di amici immaginari. E proprio grazie alla sua immaginazione vispa e intelligente, alla sua potente capacità inventiva, Giovanna ci racconta senza retorica e senza patetismi lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità, tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi.

Quando hai tra le mani una storia come questa, una storia che urla, e che hai vissuto da vicino, da dentro, puoi fare un sacco di guai se decidi di raccontarla. Rischi di essere troppo coinvolto, retorico o furioso.

Ma se la prendi e la sposti di lato e la guardi attraverso gli occhi di una ragazzina piena di fantasie più grandi di lei, con una voce comica irresistibile, capace di sparare a mitraglia pensieri bellissimi ed eccentrici, rischi di vederla finalmente per davvero.  Il suo sguardo singolare, il suo punto di vista spostato, dall’esterno, la sua voce ironica, candida e divagante, spesso volutamente inattendibile e inaffidabile ci fa vedere improvvisamente le cose, rende intellegibile ciò che anche gli adulti faticano a capire, descrive fatti tragici in modo comico. E ci spiazza.

Tenerissimo è il pudore con cui, sia come figlia che come donna, viene esplorato e trattato il dolore del padre, a cui il libro è dedicato.    Il messaggio del libro al sistema giudiziario e alle istituzioni è chiaro: avere maggiore cautela e tatto  quando si toccano casi di tale gravità.  Pulce, quando tutto si scioglie, torna a casa, sorride, allegra come sempre.

Ma ci dice Giovanna/Gaia “Io ho pensato che Pulce non c’è e non ci sarà mai, non c’è per i periti e non c’è per i libri di mamma Anita, non c’è per le maestre perché non suona Bach, non c’è per i paparazzi perché suo padre non l’ha violentata, non c’è per tutti noi perché lei non è e non vuole essere come noi ce la immaginiamo”.     Tutto il libro è la ricerca di una modalità di Pulce di essere con noi, e poi queste parole che rappresentano la presa di coscienza dell’altro mondo in cui vive Pulce sono un finale molto duro e commovente.      

Primo classificato nel 2010 al Premi  Kihlgren  / Bergamo  / Parole d’Autore  / Zocca Giovani / Kriterion

Scarica Volantino ico-pdf

Print Friendly, PDF & Email
Recent Posts
Contattaci

Scrivi alla segreteria per qualsiasi informazione, ti sarà inviata una mail di risposta non appena possibile. Grazie!

Not readable? Change text. captcha txt